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Scritto da Redazione Sabato 29 Novembre 2008

Giuseppe Mangano

Giuseppe Mangano fu trucidato nel febbraio 1985 da un gruppo di almeno cinque uomini in un agguato di stampo mafioso nella zona di Partanna Mondello. Aveva 38 anni. Assieme a lui morì anche Roberto Parisi, di cui Mangano era autista, noto imprenditore palermitano nonchè presidente del Palermo Calcio. Secondo la ricostruzione due vetture affiancarono l'auto di Parisi e Mangano crivellandoli di colpi. Alcuni esecutori si allontanarono dal luogo del delitto addirittura in autobus, abbandonando le vetture, che furono ritrovate poco dopo. Dieci anni dopo, nel 1995, Emanuele Di Filippo si autoaccusò dell'omicidio, reo confesso, ed in seguito al contributo offerto come collaboratore di giustizia, verrà condannato a soli 15 anni di carcere. La Corte d'Assise di Palermo ha confermato altri ergastoli a Francesco Tagliavia, Lorenzo Tinnirello e Giuseppe Lucchese. L'omicidio Mangano - Parisi tornerà alla ribalta alcuni anni dopo allorquando la vedova, Gilda Ziino, depose nel processo contro Bruno Contrada. La signora testimoniò che il giorno del delitto era rientrata da poco nella sua abitazione proveniente dall’ospedale, dove non aveva ancora avuto modo di vedere la salma del marito, e che Contrada si era presentato alla sua porta chiedendole un colloquio riservato. Allorché Contrada, che conosceva Parisi, le avrebbe detto testualmente, con fermezza, che "qualunque cosa io potessi sapere che riguardava la morte di Roberto dovevo stare zitta, non parlarne con nessuno e ricordarmi che avevo una figlia piccola". Solo successivamente, anni dopo, la signora Ziino, benché ancora “sorpresa e intimorita” riferì l’accaduto al suo avvocato, Alfredo Galasso, il quale a sua volta ebbe modo di riferirlo al giudice Giovanni Falcone col quale avrebbe avuto un incontro, tenutosi un sabato pomeriggio, all’interno del Palazzo di Giustizia. La Ziino dichiarò che la domenica immediatamente dopo “il dott. Contrada ha suonato al campanello di casa mia, io ho aperto, l’ho fatto accomodare, naturalmente la mia emozione fu tale, mi sono seduta e mi ha chiesto subito, immediatamente, «signora lei ha avuto un incontro con il dottor Falcone?»…Io negai”. Ancora una volta la signora informò subito l’avvocato Galasso che, non trovando Falcone, pregò Giuseppe Ayala di farlo in sua vece. La Ziino viene interrogata da Falcone nel 1988. Nel 1990 venne riconvocata in Procura dal sostituto Carmelo Carrara, e ritrova Contrada nella stanza del magistrato. Il "senso di angoscia e paura" sarebbe stato tale che la donna, posta a confronto con l'ex funzionario del Sisde, finì con l'avallare la tesi secondo cui quelle parole potevano esser interpretate come «raccomandazioni amichevoli». La tesi degli accadimenti esposti dalla vedova Parisi venne avvalorata da tutti gli attori della vicenda, mentre quella della difesa di Contrada, che sosteneva che quei termini fossero riconducibili a semplici raccomandazioni, e negava inoltre il secondo incontro, é stata rigettata dalla Corte.