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Sunday, Sep 05th

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Questa è la mia terra e io la difendo, e tu?

di Sonia Alfano

“AAA giovani italiani onesti che vogliono lottare per i loro diritti e per la loro terra, in maniera forte ma pulita, cercasi (astenersi perditempo)”.

31 Gennaio 2010: poteva essere una giornata come tante, una tranquilla domenica da passare in famiglia, invece, per me e per tanti altri, oggi è una giornata particolare perchè è il primo anniversario della morte di Giuseppe Gatì.

Ho conosciuto Giuseppe nel gennaio del 2008, a Palermo, alla presentazione di un libro di Marco Travaglio e da quel giorno siamo rimasti in contatto. Sono rimasta subito colpita dal suo aspetto pulito e dai suoi occhi sinceri, occhi che sempre più spesso diventa una rarità incrociare.

Ognuno di noi ha nella vita i suoi ideali: Giuseppe era semplice ma “incazzato”, la sua voglia di fare era indipendente dalle logiche politiche, semplicemente era legatissimo alla sua terra, tanto che il nome del suo blog era “Questa è la mia terra e io la difendo, e tu?”.
Frase che, ormai, è diventata uno slogan tra i giovani. Viene ripresa e circola in rete tra quelli che ricordano Giuseppe come un esempio al quale ispirarsi.

Di lui mi piaceva il suo non lasciarsi fermare dai chilometri o da una macchina troppo vecchia per girare la Sicilia; lo incontravo in giro per la nostra regione, vedevo spuntare tra la folla il suo berretto e ogni volta era una piacevole sorpresa.

Non dimenticherò mai la sua telefonata dopo la contestazione a Vittorio Sgarbi. Era spaventato ed agitato. Io cercai in tutti i modi di calmarlo, restammo tutta la notte a parlare perchè attendevo che mi inviasse il video della contestazione. Mi raccontò che era stato rinchiuso in una stanza per ore, intimidito e strattonato da uomini della Polizia Municipale e sedicenti poliziotti in borghese. Le principali paure erano quelle di aver messo nei guai il padre e di ricevere una notifica di querela e io gli assicurai che, se così fosse stato, gli avrei messo a disposizione un avvocato. Per aiutarlo a superare la paura chiamai anche Beppe Grillo e lo invitai ad occuparsi della vicenda. Beppe pubblicò il video sul suo blog e l'Italia conobbe Giuseppe Gatì.

La contestazione a Sgarbi rimarrà impressa nelle nostre menti. Quella è stata una delle occasioni in cui Giuseppe ha dimostrato il grande coraggio e la grande forza per cui adesso lo ricordiamo.

Non fece altrettanto scalpore la sua morte.

Quasi un mese dopo, alla manifestazione “Io so”, organizzata a Piazza Farnese dall'Associazione Nazionale Familiari Vittime della Mafia, lo portammo come esempio... tre giorni dopo arrivò la terribile notizia, Giuseppe se n'era andato. Se n'era andato mentre lavorava.

Non potrò mai dimenticare la sensazione provata in quel momento, il senso di impotenza e di vuoto.

Mi manca tantissimo. Mi manca vederlo spuntare tra la folla, mi manca la sua energia, la sua voglia di cambiare questa terra, il suo coraggio. Mi sono molto legata a lui per la sua voglia di lottare e l'ho sempre portato come esempio agli altri ragazzi.

Fortunatamente, nel corso di quest'anno ho conosciuto tantissimi giovani che hanno condiviso con me un percorso. Molti, per esempio, sono venuti in pullman da tutta Italia alla commemorazione di mio padre. Spero di conoscerne sempre di più...questo Paese ha bisogno di tanti piccoli grandi Giuseppe Gatì!

I giovani non devono essere solo il nostro futuro, ma anche il nostro presente!