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Tuesday, Sep 07th

Mafia, Sonia Alfano, Schifani sia coerente e chiarisca su rapporti e affari con esponenti mafiosi

Palermo, 3 Set. “Nel giorno dell’anniversario dell’assassinio politico-mafioso del generale Dalla Chiesa il Presidente del Senato Renato Schifani invia messaggi di cordoglio specificando che si tratta di un modello a cui guardare e che ‘Dalla Chiesa ha dedicato ogni momento della sua esistenza al servizio delle istituzioni con senso del dovere, con lealta’ e » Leggi tutto

Dalla Chiesa, Sonia Alfano, servitore dello Stato vittima dell’isolamento e delle istituzioni colluse

Palermo, 2 Set. “Mentre il prefetto generale Dalla Chiesa combatteva Cosa Nostra e le sue infinite ramificazioni da vero servitore dello Stato, quello stesso Stato, come egli stesso denunciò pubblicamente nell’intervista rilasciata a Giorgio Bocca nell’agosto del 1982, non gli concedeva gli strumenti necessari, isolandolo e costringendolo a condurre una guerra impari. Purtroppo i » Leggi tutto

Libero Grassi, Sonia Alfano: Non servono medaglie ai morti, ma sostegno ai vivi

Palermo, 28 Ago. "Libero Grassi sapeva di andare incontro alla morte rifiutando il compromesso mafioso e dicendo no al pagamento del pizzo, eppure condusse con forza e coraggio la sua solitaria battaglia. Su questo bisogna fare una profonda riflessione. Se oggi lo Stato italiano, infatti, offrisse ai cittadini la sicurezza di cui necessitano, sarebbero in molti a rifiutare il sopruso » Leggi tutto

Ultimi Comunicati Stampa

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I Familiari Scrivono

11 Agosto 1982

di Milly Giaccone

Dovevo esserci anch'io quel mattino. Ogni giorno insieme da casa all'Ospedale, verso il nostro lavoro così diverso eppure uguale negli intenti: tu Professore con i tuoi studi, il tuo laboratorio, con le tue analisi, ed io studentessa in Medicina. Io non c'ero. Meno male? Per quello che ho passato in questi anni direi che sarebbe stato meglio finirla quel caldo giorno accanto a te, insieme come eravamo vissuti. Ma se guardo gli occhi profondi dei miei figli dico che, forse, è giusto che abbia passato la soglia del dolore, che l'ansia e l'angoscia mi abbiano rapita la vita per lungo tempo. Non esiste controprova, comunque. Ho sempre cercato di immaginare quello che era accaduto nel vialetto alberato, tra le auto posteggiate e sull'asfalto caldo che accolse il tuo corpo. Quei due che attendevano il tuo arrivo ... il "palo" fuori dall'Ospedale dentro una 126. Le otto e » Leggi tutto 

Articoli

Ombre e logge sul CSM, Vietti parli chiaro

di Antonella Mascali

Sonia Alfano è stata tra coloro che hanno cercato di impedire l’Elezione di Michele Vietti a vicepresidente del Csm, avvenuta grazie a quello che definisce “inciucio lobbistico”. Lo ha fatto durante l’impropria consultazione partiti-Palazzo dei Marescialli. Si è appellata pubblicamente al segretario Bersani e ai capigruppo democratici, favorevoli » Leggi tutto 

Caso Attilio Manca, l'avvocato Fabio Repici: "Troppe omissioni nelle indagini, l'archiviazione grave colpo alla giustizia"

di Sabrina Mechella

VITERBO - Morte di Attilio Manca, aspettando la decisione del gip Salvatore Fanti, l’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia del giovane urologo, spiega perché archiviare l’inchiesta,


come ha richiesto il pubblico ministero Renzo Petroselli, sarebbe un grave colpo alla giustizia. La mattina del 12 febbraio del 2004 Enrico Manca, medico 34enne » Leggi tutto 

Anniversario Falcone, Sonia Alfano, Indagini migliore commemorazione

Palermo, 22 Mag. “Il miglior modo per ricordare la figura del giudice Falcone e di chi insieme a lui ha perso la vita nella strage di Capaci, sarebbe quello di favorire le indagini sul fallito attentato all’Addaura e sulla stessa strage del 23 maggio 1992“. Lo dice Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia. “Purtroppo sulla strage di Capaci e su tutto ciò che è avvenuto prima e dopo -dice Sonia Alfano- ci sono stati troppi depistaggi e troppe coperture. Il coinvolgimento nelle stragi del biennio 92-93 di pezzi dello Stato deviato è ormai sotto gli occhi di tutti -prosegue- e purtroppo con un Governo come questo, che insulta la memoria delle vittime e ha fatto delle leggi antimafia un sol boccone -sostiene la Alfano- sarà difficilissimo andare avanti con le indagini. Non possiamo che confidare nella caparbietà e nel grande spirito di abnegazione che caratterizzano i magistrati delle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze. Questo Paese non ha bisogno di belle parole -sottolinea Sonia Alfano- ma ha bisogno di ripartire da lì, dalla verità sulle stragi e dall’indignazione di chi non accetta l’attuale stato di cose, che non garantisce giustizia ai cittadini -conclude- bensì assicura una vergognosa impunità a chi di quelle stragi è stato ideatore e promotore“.

Scritto da Redazione On 22.05.10

 

Sonia Alfano: Ministro Giustizia si occupi ...

Palermo, 13 Mag. "Se la prima sezione penale della Cassazione ha annullato il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Bologna con cui si predisponeva la scarcerazione di Gerlando Alberti Jr., ci sarà qualcuno che ha commesso un errore o che volutamente ha avallato un gioco crudele che va avanti da più di vent'anni". Lo dice Sonia Alfano, Presidente dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime della Mafia, commentando la decisione della Cassazione di riportare in carcere il boss Alberti Jr., condannato all'ergastolo per l'omicidio della giovane stiratrice di Saponara (ME) Graziella Campagna avvenuto il 12 dicembre del 1985, e scarcerato nel dicembre dello scorso anno. "Quello di Graziella è uno dei casi più assurdi e tristi della storia giudiziaria italiana. Per anni -prosegue Sonia Alfano- la magistratura deviata ha fatto di tutto per garantire la libertà all'Alberti. Adesso mi auguro che sconti la sua pena una volta per tutte. Invito inoltre il Ministro della Giustizia Angelino Alfano ad occuparsi per una volta di ciò che gli compete -sottolinea- inviando immediatamente gli ispettori del suo Ministero a Bologna per capire quali responsabilità ci siano in questa delicata vicenda e com'è stato possibile che in tutti questi mesi sia stato permesso ad un boss mafioso di tornare agli arresti domiciliari, perdipiù nella zona dove ha trascorso la sua latitanza dorata -conclude- che è costata la vita a Graziella Campagna".

Scritto da Redazione On 13.05.10

Sonia Alfano: Al fianco di Fabio Repici

Palermo, 01 Aprile 2010. A Barcellona Pozzo di Gotto sono cresciuta e lì venne ucciso mio padre, l’8 gennaio 1993. Seppure i miei impegni mi tengono spesso fuori dalla Sicilia e dall’Italia, distrarmi da quel che accade a Barcellona Pozzo di Gotto mi è impossibile. Ho letto con una certa angoscia quanto scritto nei giorni scorsi da Fabio Repici e non posso, oggi, trattenermi dal dire esplicitamente alcune cose.
La prima è questa. Fabio non è stato solo il mio avvocato (e di altri innumerevoli esponenti del fronte antimafia: Salvatore Borsellino, Peppe Lumia, Saro Crocetta, la famiglia Campagna, la famiglia Manca, Antimafiaduemila, Gioacchino Genchi ecc.); è stato uno dei pochissimi a intestarsi in provincia di Messina certe battaglie da cui in troppi sono pavidamente fuggiti. Ricordo il mancato scioglimento per mafia dell’amministrazione comunale di Barcellona P.G., le deviazioni istituzionali del R.o.s. dei carabinieri (vedasi la protezione della latitanza barcellonese di Nitto Santapaola), le deviazioni giudiziarie del rito peloritano, gli scandalosi fatti dell’indagine Tsunami (con il pesante coinvolgimento di due magistrati, Antonio Franco Cassata e Olindo Canali) e molto altro ancora: non ho visto tanti altri unirsi a noi. I nomi li ha già fatti Fabio: quello di pochissimi altri, o di nessuno, è da aggiungere. Però il nostro impegno ha portato visibili risultati: Olindo Canali è dovuto scappare ignominiosamente dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto; l’indifendibile figura del Procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata, è stata finalmente conosciuta e apprezzata (cioè disprezzata) in tutto il territorio nazionale; dieci giorni fa una rappresentazione teatrale a Barcellona Pozzo di Gotto ha dato finalmente voce a mio padre, a Graziella Campagna, ad Attilio Manca e ad Adolfo Parmaliana, e Cassata e Canali non hanno potuto farsi vedere, perché altrimenti avrebbero corso il rischio di essere cacciati a pedate a furor di popolo. Eppure, oggi Fabio Repici viene citato innanzi all’Autorità giudiziaria proprio per quello che ha fatto per tante vittime di mafia. È uno scandalo, il mondo moralmente a testa in giù. Anche su questo voglio dire alcune cose precise. Sono rimasta esterrefatta nel sapere che ad assistere il frate appartenente ad una delle famiglie mafiose più potenti dell’intera Sicilia sia l’avv. Fausto Amato. Mi verrebbe da sperare che non sia vero. Perché il nome dell’avv. Fausto Amato fino ad oggi è stato noto per essere quello di un professionista che ha spesso assistito parti civili in processi di mafia ed è stato anche il legale di autorevoli esponenti nazionali dell’antiracket. E allora mi chiedo: come si conciliano quelle posizioni con la querela nei confronti dell’unico avvocato che in provincia di Messina ha dato l’anima nella lotta alla mafia, senza fare sconti a nessuno? Perché se le cose si conciliano allora la realtà è peggiore di ogni immaginazione. E questo mi consente di dire alcune cose sull’antiracket “alla barcellonese”. Il 12 aprile sarebbe dunque un importante esponente del governo Berlusconi, Alfredo Mantovano (quello che vomitò insulti contro i giudici che condannarono per mafia Marcello Dell’Utri), ad inaugurare la nascita dell’associazione antiracket a Barcellona Pozzo di Gotto. Ma ricordo bene o poco tempo fa l’on. Mantovano e il presidente della federazione antiracket Giuseppe Scandurra conferenziavano a braccetto senza pudore con il Procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata? Ma ricordo bene o la federazione antiracket è stata uno dei più arcigni nemici di Adolfo Parmaliana, alla cui memoria nessuno dei suoi esponenti ha ancora chiesto scusa? Io ricordo bene: e allora che razza di entità è la nascente associazione antiracket barcellonese? Dirà chiaramente una volta per tutte che gente come il Procuratore generale Cassata deve essere allontanata? Dirà che l’imprenditore Maurizio Marchetta, l’amico del boss Salvatore Di Salvo, è indegno di autoproclamarsi vittima di mafia e dovrebbe, invece, confessare tutte le sue malefatte? Dirà che gente come Sebastiano Buglisi dovrebbe vergognarsi per aver querelato Fabio Repici? Rivolgerà, anzi, pubblicamente un grazie enorme per quanto fatto da Fabio Repici contro la mafia barcellonese ed i suoi referenti istituzionali?
Perché, in caso contrario, sarebbe meglio evitare le parate. Sarebbero solo un’offesa per i familiari delle vittime di mafia, che con coerenza continueranno a stare al fianco di Fabio Repici, insieme a tutto quel mondo che fa dell’impegno antimafioso pratica quotidiana.

Scritto da Redazione On 01.04.10

 

Togliamo il segreto di stato dal caso Ago...

Il 29 Marzo 2010 l'agente di Polizia ANTONINO AGOSTINO avrebbe compiuto 49 anni.

In occasione di questa data Vincenzo Agostino e la famiglia, insieme all'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, hanno organizzato un sit-in per chiedere che venga tolto il segreto di Stato dal caso Agostino.

L'appuntamento è alle ore 9.00 presso il Palazzo di Giustizia di Palermo in Piazza Vittorio Emanuele Orlando.

"Non bastano più  le parole, è arrivato il momento di fare i fatti!" 

Scritto da Redazione On 04.03.10

Barcellona e l'Antimafia - di Fabio Repic...

Da oltre un decennio, il mio impegno professionale e civico è spesso dedicato all’analisi ed alla denuncia del degrado mafioso  del circondario di Barcellona Pozzo di Gotto. Cominciai ad occuparmene allorché iniziai ad assistere Piero Campagna e gli altri familiari di Graziella, nel processo a carico di Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, definitosi con la condanna degli imputati solo un anno fa. Approfondii l’impegno, fisiologicamente, assumendo la difesa di Sonia Alfano, dei suoi fratelli e di sua mamma nel processo per l’assassinio del più coraggioso giornalista mai capitato in provincia di Messina. Da cosa nasce cosa, in materia di mafia, come ci insegna Alfio Caruso, ma anche in materia di antimafia. È la vita ad essere così: ed ecco, allora, che dopo la famiglia Campagna e la famiglia Alfano, spesi e continuo a spendere le mie energie per i familiari di Attilio Manca, così come feci per il padre di Roberto Amato e come feci in altre vicende giudiziarie. Nel denunciare il sistema mafioso barcellonese e le sue impressionanti protezioni istituzionali  non incontrai troppi volenterosi: qualcuno esterno al territorio barcellonese, primo fra tutti il sen. Giuseppe Lumia; pochissimi, fatta eccezione per i familiari delle vittime, nell’area barcellonese, primo fra tutti Adolfo Parmaliana. Anni di impegno ma anche di solitudine: a questo pensavo la settimana scorsa assistendo, proprio a Barcellona Pozzo di Gotto, proprio insieme ai familiari di Graziella Campagna, di Beppe Alfano, di Attilio Manca e di Adolfo Parmaliana, alla rappresentazione teatrale di (P)resa di coscienza, una sorta di autobiografia collettiva di un territorio che finalmente urla la ribellione al Tiranno. Vedere per la prima volta il consenso sociale e direi quasi l’affetto per i familiari delle vittime a Barcellona Pozzo di Gotto, con la presenza perfino del nuovo Procuratore della Repubblica e dei suoi due pregevoli sostituti, mi aveva fatto sentire più lieve il peso di un decennio di solitudine.

Sono passati pochi giorni e le vicende di Barcellona Pozzo di Gotto mi si sono presentate di nuovo con sfumature non troppo gradevoli, che forse è bene non confinare alla dimensione della mia vita privata. Il prossimo 19 aprile comparirò davanti al Gip presso il Tribunale di Barcellona P.G. come indagato per diffamazione. A querelarmi era stato niente meno che un frate, tale Salvatore Massimo Ferro – figlio, nipote e fratello di mafiosi legati a Bernardo Provenzano – il quale, assistito dall’avv. Fausto Maria Amato, si è sentito leso da mie dichiarazioni sul fatto che alcuni anni fa, a causa sua, il convento dei Frati Minori di Barcellona P.G. fosse stato oggetto delle attenzioni investigative dei carabinieri del R.o.s.. La Procura di Barcellona P.G., accertato che effettivamente il R.o.s. aveva svolto indagini su quel convento e che il frate Ferro è figlio, nipote e fratello di mafiosi provenzaniani, aveva richiesto l’archiviazione. Sennonché Salvatore Massimo Ferro, sempre assistito dall’avv. Fausto Maria Amato, si è opposto alla richiesta di archiviazione. E quindi il prossimo 19 aprile innanzi al Gip di Barcellona io (che della presenza nel barcellonese di Provenzano mi sono occupato soprattutto nell’interesse dei familiari di Attilio Manca) comparirò in veste di indagato e frate Ferro (il parente stretto, strettissimo, di tutti quei mafiosi provenzaniani) comparirà in veste di persona offesa dal reato. Pazienza, supererò anche questa. Anzi, me l’appunterò moralmente al petto come una medaglia al valore.

Alcuni giorni fa, poi, ho scoperto che in realtà a Barcellona Pozzo di Gotto sono un pluriindagato. Ho infatti appreso di una querela, sempre per diffamazione, sporta contro di me da un imprenditore di Terme Vigliatore, tale Sebastiano Buglisi, per alcune affermazioni che ho fatto il 2 ottobre scorso, in risposta ad alcuni disturbatori della manifestazione in ricordo di Adolfo Parmaliana nel primo anniversario della sua morte. Evito di farne un’interpretazione soggettiva e trascrivo invece alla lettera la contestazione del reato di diffamazione riportata nel documento notificatomi: “perché nel corso di un intervento pubblico, successivamente pubblicato sul sito internet www.illume.it offendeva la reputazione di Buglisi Sebastiano, proferendo le seguenti frasi: ‘Quando ero bambino mi fu insegnato un detto, che tradotto in italiano più o meno fa <quando piove alle lumache spuntano le corna>, oggi è giornata di pioggia e a molte lumache sono spuntate le corna’; ‘Io ho buona memoria e sicuramente ho memoria migliore di certi imprenditori che sono pronti a denunciare gli estortori di Tortorici, ma non fanno la stessa cosa quando gli estortori si chiamano Lo Piccolo’. Fatto aggravato perché consistito nell’attribuzione di un fatto determinato e mediante mezzo di pubblicità”. Pazienza, ho pensato, supererò anche questa ed anche in questo caso mi è venuta voglia di appuntarmi moralmente al petto una medaglia.

Sennonché, dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno ho appreso che il prossimo 12 aprile 2010 Barcellona Pozzo di Gotto ospiterà un’importante manifestazione alla quale parteciperà niente di meno che un sottosegretario del governo più antimafioso degli ultimi 150 anni (e forse più), l’on. Alfredo Mantovano, per la (riprendo testualmente dal sito ministeriale) “presentazione della locale associazione antiracket”. Magari ci sarà il mio querelante, l’imprenditore Buglisi. E magari ci sarà un altro imprenditore dell’antiracket barcellonese (o forse sarebbe meglio dire “alla barcellonese”), Maurizio Marchetta, tanto più che egli ormai è libero dagli impegni che lo affliggevano anni fa come vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona P.G. (quello che il ministro Amato graziò dallo scioglimento per mafia) e come quotidiano frequentatore (perfino in crociera insieme ai propri pargoli) del capomafia barcellonese Salvatore Di Salvo.

Ecco, ho pensato, che il gattopardo barcellonese tenta di inghiottire il risveglio sociale fin dai suoi primi vagiti in culla.

Avv. Fabio Repici

Scritto da Redazione On 31.03.10

 

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Graziella Campagna

Graziella Campagna aveva diciassette anni quando fu ammazzata a Forte Campone, una collina sopra Messina. Era nata il 3 luglio del 1968 e faceva la stiratrice nella lavanderia la “Regina”, a Villafranca Tirrena. Guadagnava 150mila lire al mese, al nero, e così aiutava la famiglia: padre, madre e 7 fra fratelli e sorelle. La sera del 12 dicembre del 1985, intorno alle 20, mentre aspettava l’autobus che l’avrebbe riportata a casa, a Saponara, fu caricata sopra » Leggi tutto

Attilio Manca

attiliomancaAttilio Manca venne ritrovato cadavere il 12 febbraio 2004, verso le ore 11. Il suo corpo era riverso trasversalmente sul piumone del letto (il letto era intatto ed in ordine, come se non fosse andato a dormire), seminudo. Dal naso e dalla bocca era fuoriuscita un’ingente quantità di sangue, che aveva finito per provocare una pozzanghera sul pavimento. Dalle » Leggi tutto

Carmelo Jannì

Carmelo Jannì morì a Carini (PA) il 28 agosto 1980. Erano anni bui gli anni '80, definiti gli anni di piombo. In quegli anni l'omertà era una condizione necessaria per chi viveva in Sicilia e contravvenire a questa condizione significava firmare la propria condanna a morte. Carmelo Jannì era un uomo idealista, amava stare in mezzo alla gente e proprio per questo aveva scelto un lavoro che gli permetteva » Leggi tutto

Le Nostre Storie

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Le Vostre Mail

Auguri per Paolo

Oggi è il 19 gennaio. Oggi, se quella maledetta bomba, che 17 anni fa segnò l'inizio dei questa seconda Repubblica, non lo avesse ucciso, Paolo compirebbe 69 anni. Invece la sua vita si è fermata a 52, ma oggi Paolo è più vivo che mai perchè tanti di quei giovani nei quali egli riponeva tante delle sue speranze di poter cambiare questo nostro disgraziato paese, spesso senza averlo neanche conosciuto, spesso senza essere ancora nati quando egli fu ucciso, hanno deciso di custodire nel loro cuore quel sogno e di fare di tutto perchè un giorno possa essere realizzato. Tra le tante mail che mi sono arrivate per fare gli auguri a Paolo ne ho scelto una, quella di Valentina, una ragazza che come Desiree, come Martina, come tante altre, porta uno dei pezzi di Paolo nel suo cuore e studia per diventare un giorno Magistrato e potere continuare il suo lavoro.
Esattamente il 19 Gennaio di alcuni anni fa nasceva una persona molto speciale,una persona che rappresenta l'esempio cui noi tutti dovremmo » Leggi tutto 

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